Un libro di consigli per aspiranti scrittori

Pubblicato il da tup

“Scrivere”, di Roberta Mazzoni, edizioni BUR 2003. Questo libro è utile per la sua bibliografia almeno quanto lo è per il suo contenuto. Non che il contenuto sia cosa da poco: una quantità di consigli per giovani scrittori e riflessioni sull’arte di scrivere, pronunciati o vergati dai grandi della letteratura di tutti i tempi e raccolti per argomento, con lucide note introduttive dell’autrice (sceneggiatrice di professione) per ogni capitolo-argomento. Ma si tratta di un libro che fa venire inevitabilmente voglia di leggere altri libri, e qui entra in gioco appunto la bibliografia, otto paginette di titoli relativi al mistero della creazione letteraria, tutti o quasi tutti riconducibili a scrittori che hanno lasciato il segno nella storia della letteratura.

 

http://bur.rcslibri.corriere.it/shared_libri/cover/mini/1710757_0.jpgÈ un libro che fa venir voglia di leggere altri libri, ovviamente se chi lo legge è mosso dal desiderio di scoprire qualcosa di più sullo scrivere e la scrittura. È un libro non nuovo – la prima edizione risale al 1995, quando, come afferma l’autrice nell’introduzione, “non esistevano ancora tutti i manuali per aspiranti scrittori che ormai affollano gli scaffali delle librerie italiane” – ma questo risulta essere più un pregio che un difetto, perché il testo risulta lontano dalla vera e propria moda della scrittura creativa.

 

Personalmente l’ho letto nel corso di tre o quattro anni, riservandogli un posto sui comodini delle varie case e stanze che ho cambiato nel frattempo (comodini sempre affollati, per la verità), leggendo qualche pagina di tanto in tanto tra un romanzo e l’altro. Perché le citazioni sono brevi e si prestano perfettamente a una lettura frammentata, a un uso puntuale, proprio quando c’è bisogno di uno spunto per pensare, e non c’è rischio di perdere il filo.

 

Oppure quando c’è bisogno di una dose di motivazione in più, di una ragione per continuare – a leggere, a scrivere, a studiare, a pensare, semplicemente a vivere, qualunque sia l’attività in cui siamo presi. Perché “Già l’uomo di Neanderthal ascoltava storie, a giudicare dalla forma del suo cranio. L’uditorio primitivo era un uditorio di teste arruffate raccolto a bocca aperta intorno a un falò da campo, sfinito dalla lotta contro i mammuth o i rinoceronti lanosi e tenuto sveglio dalla suspence. E poi cosa sarebbe successo?” (E. M. Forster, citato a p. 223). Come non ritrovare la voglia di fare, dopo un’immagine così?

 

 

 

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Voce Libera 02/28/2012 14:26

Hai ragione. Un libro da tenere sul comodino! :)

tup 02/29/2012 08:28



Già. Grazie per il feedback!