Poesie di Ryokan per una vita felice

Pubblicato il da tup

Non so quanti inverni

e quante primavere siano passati

da quando sono venuto

in questo luogo solitario.

Mi nutro di erbe selvatiche

e di riso offerto dai vicini.

Sono contento di questa vita

solitaria, sotto le piante.

Quando torno a casa,

mi siedo, o mi corico liberamente,

senza affanni, a mio piacimento.

 

...

 

Attingo acqua alla sorgente,

taglio legna nel bosco,

raccolgo verdure nel giardino,

sotto la fredda

pioggia autunnale.

 

Le poesie di Ryokan, antico monaco giapponese dello zen, sono così: parlano di legna da raccogliere nel bosco, dell'avvicendarsi delle stagioni, di insetti che cantano, povere capanne di bambù su cui batte la pioggia, erbe selvatiche e ciotole da mendicante piene di riso. Al tempo stesso, parlano del senso della vita, della gioia di vivere in pienezza senza possedere nulla, della poesia che si sprigiona anche attraverso solitudine, affanni e malinconia. Per essere felici, sembra dire Ryokan, non occorrono molte cose. Forse proprio per questo, a noi cittadini della società dell'abbondanza le sue parole possono suonare come liberatorie, quasi catartiche. Questo almeno è l'effetto che fanno a me.

 

Libero dalle passioni, mi sento contento;

niente potrebbe appagare i miei desideri.

Un po' di verdura basta per sfamarmi,

una veste per coprirmi nella stagione fredda.

Quando cammino, mi seguono i cervi,

canto e i bambini mi rispondono in coro.

Mi lavo le orecchie sotto la roccia,

i pini della montagna mi confortano.

 

In una quotidianità segnata dal susseguirsi di attività manuali strettamente legate alla sopravvivenza materiale, non mancano il tempo e lo spazio per la contemplazione, per il ricordo, per la poesia:

 

Dopo una giornata passata a mendicare,

torno alla mia capanna e chiudo la porta.

Brucio nel focolare dei rami ancora verdi;

leggo con calma le poesie di Kanzan.

Il vento dell'Ovest porta la pioggia.

Ogni tanto, distendo le gambe e mi riposo.

Perché affannarsi, perché dubitare?

 

...

 

Solo, di notte, nella mia capanna,

contemplo, pensieroso, la neve che cade.

Viene dai monti il grido delle scimmie,

il ruscello della valle non si ode più,

passo l'intera notte nella veglia;

poi scaldo il pennello col respiro

e scrivo questa poesia.

 

Ma soprattutto, non mancano i momenti di condivisione e di allegria con gli altri esseri umani:

 

Per tutta la notte,

attorno al focolare,

abbiamo bevuto

torbido sakè

in allegria.

 

...

 

Tutti i giorni, senza eccezione,

vado a giocare coi bambini.

Porto due o tre palle nelle mie tasche;

sono un uomo inutile, ma felice,

in questa pace primaverile.

 

Per maggiori informazioni sull'autore e la sua opera rimando alla bella recensione di Linda Altomonte.

 

I versi qui citati sono tratti dal libro:

 

"Poesie di Ryokan"

di Daigu Ryokan, a cura di Luigi Soletta

Edizioni La Vita Felice

pagine 160

prezzo € 10,00

ISBN 9788886314206

 

 

 

 

 

 

 

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