Pasolini e il precariato

Pubblicato il da tup

L'essere povero era solo un accidente

mio (o un sogno, forse, un'inconscia

rinuncia di chi protesta in nome di Dio...)

Mi appartenevano, invece, biblioteche,

gallerie, strumenti d'ogni studio: c'era

dentro la mia anima nata alle passioni

 

Ci sono espressioni che a forza di essere ripetute perdono il loro significato, diventano banali e non comunicano più nulla. Una di queste è "l'attualità di Pasolini". L'opera di Pier Paolo Pasolini è attuale, ma la cantilena intorno alla sua attualità, alla sua capacità di anticipare i tempi, rischia di far dimenticare quanto è attuale, come, a proposito di cosa. E rischia di canalizzare l'attenzione sulla sola produzione saggistica, mentre Pasolini è stato prima di tutto un poeta.

"Attualità" è una parola asettica e consumata, inadeguata a descrivere, per esempio, il modo in cui certi versi parlano al cuore di una giovane generazione precaria:

 

(...) Quanta vita mi ha tolto

l'essere stato per anni un triste

disoccupato, una smarrita vittima

di ossesse speranze.

 

Precaria cioè disoccupata, oppure tristemente occupata e sottopagata. E sempre meno giovane, per la verità.

 

Bestia vestita da uomo – bambino

mandato in giro solo per il mondo,

col suo cappotto e le sue cento lire,

eroico e ridicolo me ne vado al lavoro,

anch'io, per vivere... Poeta, è vero,

ma intanto eccomi su questo treno

carico tristemente di impiegati,

come per scherzo, bianco di stanchezza,

eccomi a sudare il mio stipendio,

dignità della mia falsa giovinezza,

miseria da cui con interna umiltà

e ostentata asprezza mi difendo...

 

Sono tratti da "La religione del mio tempo", un'opera che vale la pena di rileggere, oggi più che mai.

 

Con tag poesia

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post