L'abbondanza frugale che ci attende...

Pubblicato il da tup

http://www.bollatiboringhieri.it/copertine/9788833922737.jpgFinalmente dedico un post all’ultimo libro di Serge Latouche, “Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sul tema della decrescita”, uscito in gennaio per Bollati Boringhieri. Perché scrivo di questo? Perché aiuta a vivere meglio, credo. Perché al di là delle apparenze, questo tema che sembra così tecnico, così militante o al contrario così utopico, contiene massicce dosi di filosofia spiccia per la vita quotidiana. E aiuta a cambiare il nostro sguardo sulle cose, sul mondo, in un momento in cui ce n’è più che mai bisogno.

 

Come indica il sottotitolo, in queste pagine Latouche affronta e cerca di sciogliere i fraintendimenti e i dubbi sorti intorno al progetto della decrescita nel corso degli ultimi anni. In teoria niente di nuovo rispetto ai precedenti lavori sul tema; ma in pratica, come spesso accade, chiarire malintesi e zone oscure porta ad ampliare di fatto l’argomento di partenza, illuminando regioni sconosciute e indicando nuove direzioni possibili.

 

Allora, anziché raccontarvi di nuovo daccapo l’idea della decrescita (per la quale rimando agli altri post già dedicati al tema, in particolare questo , questo e questo), elenco di seguito le idee più suggestive, più utili e nuove che ho rintracciato nel volume fresco di stampa. Manco a dirlo, le riporto in ordine sparso.

 

– Consumiamo troppo: su questo siamo quasi tutti d’accordo. Ma più che la quantità, è la qualità e l’origine dei prodotti che consumiamo a essere ecologicamente disastrosa. Quantitativamente, non consumiamo molte più merci di un nostro concittadino degli anni sessanta, ma i nostri oggetti fanno il giro del mondo prima di arrivare a noi, mentre il nostro predecessore comprava soprattutto beni prodotti nel suo paese o addirittura nella sua provincia. Oggi quel che consumiamo viene confezionato in lontane regioni del mondo, a partire da materie prime che a loro volta giungono da regioni ancora più lontane... In conclusione: se vogliamo invertire la rotta, è bene controllare cosa consumiamo oltre che quanto. I chilometri zero, prima di tutto.

 

– Lavorare meno, per lavorare tutti. Non è vero che decrescere – ridurre cioè i nostri consumi e la nostra produzione – porti necessariamente a un aumento della disoccupazione. Se consumo meno, non ho bisogno di un reddito enorme. Se produco meno, non ho del resto bisogno di fare gli straordinari. Se tutti lavoriamo appena qualche ora di meno al giorno, ci sarà lavoro per tutti, anche per chi al momento un lavoro non ce l’ha, e nel frattempo possiamo tutti riscoprire il “tempo libero”, il tempo per la cultura, il gioco, la creatività.

 

– Propugnare programmi politici alternativi, non basta. Per cambiare il mondo, occorre “re-incantarlo”. Inventare, elaborare una nuova storia del mondo, una nuova visione della vita, dove il lavoro, il guadagno, la produzione, la crescita a tutti i costi non siano più i protagonisti. Latouche insiste su un tema che mi sta molto a cuore: c’è bisogno di più poesia, e di una nuova poetica del vivere. Decolonizzare le nostre menti, estirpare un po’ di razionalità economica dal giardino dei nostri pensieri, è il primo passo fondamentale per aiutare il mondo.

 

– La decrescita è donna. È l’aspetto femminile, creativo, altruista, cooperativo del vivere che è stato annullato dal modello capitalista, tutto razionalità, competizione e profitto, e che occorre ritrovare.

 

– La decrescita non vale solo per i ricchi paesi del Nord: sono anzi proprio i paesi del Sud del mondo a rischiare di più, se l’economia capitalista non viene corretta nella sua folle traiettoria. E sono gli stessi popoli del Sud ad avere più risorse alternative da utilizzare come strategie di sopravvivenza: sistemi economici non monetari, tradizioni cooperative, attività di autosussistenza, la capacità di creare, riciclare e... “arrangiarsi”, tipica di chi non è stato ancora del tutto assorbito dalla mentalità mercantile. Noi possiamo fare un’inversione di marcia, loro possono evitare di ripetere i nostri errori.

 

Nel libro ovviamente gli spunti di riflessione sono più articolati e numerosi. Vi è venuta voglia di leggerlo?! È un libretto di 150 pagine (più un'accurata bibliografia) e costa 15,00 euro.

 

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