Howl, l'urlo, oggi

Pubblicato il da tup

"I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked (...)"

 

L'"urlo" di Allen Ginsberg, poeta americano della corrente beat, suona quanto mai familiare mentre si ascoltano alla TV statistiche sempre nuove sulla disoccupazione giovanile, sulle difficoltà e le paure dei giovani di oggi (e per giovani si intendono ormai tutti gli under 40), sulla condizione di una generazione nel suo complesso.

 

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"Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche"

 

Dopo anni che rileggo e mi ripeto in mente le parole di Ginsberg come esempio di poesia spontanea, come testimonianza di un tempo e un luogo di particolare fermento intellettuale, o come affascinante suggestione hippy, d'improvviso mi accorgo che qualcosa è cambiato e quelle parole, almeno alcune delle parole del lungo poema, sicuramente le parole di apertura sopra citate, parlano del mio mondo e del mio tempo, di noi. Certo le condizioni non sono le stesse, i coetanei di cui parla Ginsberg erano oppressi in primo luogo dal conformismo e dall'ottusità di una cultura, di una società, i miei sono assediati soprattutto da problemi economici e molti di loro sarebbero pronti a farsi paladini della società più ottusa e conformista in cambio di un posto di lavoro. Eppure la vedo, la pazzia, che corrode le menti dei migliori di noi. Li vedo, affamati nudi isterici, trascinarsi in strada in cerca di... non di droga, forse, come i coetanei del poeta beat, ma di garanzie per il mutuo o di un iPad in offerta al centro commerciale. Vedo la stessa perdita di contatto con la realtà e la stessa allucinata ricerca di qualcosa, il bisogno di qualche briciola di piacere, o di significato.

 

"... che giravano e giravano a mezzanotte tra i binari morti chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati..."

"... che crollavano piangendo in palestre bianche nudi e tremanti davanti al macchinario di alti scheletri..."

"... che scarabocchiavano tutta la notte in un rock and roll su incantesimi da soffitta destinati a diventare nella mattina giallastra strofe di assurdo..."

"... che venivano arsi vivi nei loro innocenti vestiti di flanella sulla Madison Avenue tra esplosioni di versi di piombo e il frastuono artificiale dei ferrei reggimenti della moda & gli strilli alla nitroglicerina dei finocchi della pubblicità & l'iprite di sinistri redattori intelligenti, o venivano investiti dai taxi ubriachi della Realtà Assoluta..."

 

Eccetera eccetera.

 

Oggi poi sfogliando il vecchio volume in cui il poema è contenuto, scopro questa nota dell'autore intorno alla stesura di quei versi:

 

"Improvvisamente mi spostai a San Francisco, usufruendo delle sovvenzioni per i disoccupati, per seguire la mia ispirazione romantica, respiro bardico ebraico-melvilliano, pensai che non avrei scritto una poesia, ma avrei semplicemente scritto ciò che volevo senza paura, avrei lasciato andare la mia immaginazione, aperto il sacrario, e buttato giù versi magici dalla mia mente reale – sommato la mia vita (...)"

 

Ah, ci fossero oggi sussidi di disoccupazione adeguati per permettere agli Allen Ginsberg del nostro tempo di scrivere il nuovo "Urlo"! Purtroppo chi non ha mai avuto un lavoro decente, oggi in Italia il sussidio non ce l'ha. E quelli che proprio non hanno mai trovato lavoro, men che mai.

 

I brani sono tratti da "Jukebox all'idrogeno", nella traduzione di Fernanda Pivano con testo originale a fronte, per l'Editore Guanda.

 

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